Baikal Lake – The frozen heart of Siberia

Erano le 07:56 di mattina, quel giorno nevicava con forza sopra il tetto della sede di Cape Horn. Stavamo ordinando le ultime attrezzature prima di partire per l’aeroporto, direzione: Siberia. Sembrava che quel tempo così gelido e rigido ci volesse preparare per il Bajkal.
Alle 09:25 esatte arriviamo a Venezia, pronti per l’imbarco. Il viaggio sarebbe stato duro, ben tre ore e mezza di volo per toccare i cieli di Mosca e altre sei ore di volo verso Irkutsk, nella profonda Siberia.
Mentre ci stavamo avvicinando alla nostra meta, sorvolando la regione di Novosibirsk, ho avuto la fortuna di godermi un’alba siberiana, la mia prima. Il cielo improvvisamente si era colorato di toni differenti e, nonostante stessi sospeso sopra una delle terre più fredde al mondo, quelle tinte color pastello mi infondevano una vaga sensazione di calore e serenità.
Sono riuscito a prender sonno in breve tempo, accompagnato da quella attraente atmosfera, in bilico tra incanto e realtà.
Dopo poco, Paolo mi sveglia, apro gli occhi, attorno a noi un’immensa distesa bianca, senza ombre e colori, semplicemente bianca.
Eravamo arrivati a destinazione, alle 07:30 locali.
Quando sono sceso dall’aero, mi sono subito reso conto che quel freddo non aveva nulla a che fare col nostro. Eravamo in una terra diversa, dove il tempo e lo spazio seguivano altri algoritmi, mi sentivo i piedi congelati, come fossero attanagliati dal gelo. A fatica riuscivo a camminare, mi sentivo rallentato e quando respiravo percepivo un particolare soffio freddo entrarmi nei polmoni e farmi un solletico piacevole.
Ci stavamo dirigendo verso il parcheggio per ritirare il nostro pick up, in lontananza vedevo il sole, alto e tondo cercare di brillare, era avvolto da quell’infinita distesa di candore. I tettucci delle auto se ne stavano al riparo, coperti da almeno un centimetro di neve, tant’è che prima di poter partire abbiamo dovuto aspettare circa un quarto d’ora abbondante col motore acceso, perché persino le macchine lì vivevano un tempo diverso.
Mentre Wilder guidava verso il nostro hotel, guardavo fuori dal finestrino quelle ambientazioni di gelo e tensione. Cercavo di immedesimarmi con la natura, di coglierne l’anima, per poi poterla valorizzare negli scatti che avremo fatto poco dopo.
Eravamo giusto a 5815 km da Mosca, molto vicini al lago Bajkal, posto nella Siberia meridionale, considerato una delle sette meraviglie della Russia

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